Esclusivamente
in base alle dichiarazioni di Fioravanti ,
la magistratura ha archiviato l’inchiesta senza arrivare al processo
per la morte del reo cioè Alessandro Alibrandi Eppure
la stessa magistratura, come abbiamo ampiamente riportato,
ha evidenziato l’esistenza di un progetto che tendeva all’omicidio
verso gli avversari politici. <<.....Nel caso di specie,
il delitto ascritto al Fioravanti è risultato senza alcun dubbio
sorretto ed inspirato quanto meno alla finalità di terrorismo, essendo
emerso che la pistola fu ottenuta in uso dall’imputato con la programmata
intenzione di utilizzarla nel corso di un imminente scontro con
gruppi di militanti della sinistra rivoluzionaria di classe, scontro
in relazione al quale non era esclusa, anzi era stata positivamente
valutata l’eventualità di attentare indiscriminatamente alla vita
ed alla incolumità degli antagonisti, in modo da destare un
allarme sociale grave e da creare panico ed insicurezza, oltre a
un clima intimidatorio idoneo a suscitare nuove azioni sempre più
violente e così ad escludere i cittadini dalla dinamica della vita
politica e sociale, ridotta, in definitiva, ad una guerra tra bande
contrapposte>>.
Anche per la
quarantina di fascisti che spalleggiarono e coprirono lo sparatore
la sera del 30 settembre, ci sono più elementi che fanno credere
alla consapevolezza del gruppo intero di quello che si stava preparando.
<<....Chiarisco che in genere concordavamo delle tattiche
che richiedevano la conoscenza degli armati>> ammette
Fioravanti nel descrivere
l’organizzazione dei missini in casi di scontri. L’atteggiamento dei fascisti in quella circostanza fu evidentemente
pianificata, sia nelle azioni diversive che hanno preceduto immediatamente
gli spari, sia nella copertura prima, durante e dopo l’omicidio.
A questo proposito
è da sottolineare la reticenza di Fioravanti nell’identificare chi
copriva e spalleggiava Alibrandi quella
sera. Contraddicendosi più volte nell’arco del tempo passa dall’affermare
che altri missini erano armati il 30 a dire esattamente il contrario.
Affidandosi al tempo trascorso per giustificare i suoi vuoti di
memoria, Fioravanti non
ricorda nessuno dei fascisti che, a suo dire, accompagnarono Alibrandi all’assalto dei giovani di
sinistra. Eppure Fioravanti la memoria l’ha più che buona se, ha
distanza di anni, ricorda perfettamente la disposizione dei mobili
della camera di Fernando Bardi dove
si era recato la stessa sera del 30 settembre e dove non aveva messo
più piede. Un collaboratore di giustizia a mezzo termine, ma su
questo ritorneremo più avanti.
Ma basterebbe
un minimo di impegno da parte dei magistrati per far rispettare
a Fioravanti il suo
ruolo di “pentito”, perché cada l’unica motivazione addotta dal
magistrato per prosciogliere Briguglio Ilio ,
Giancarlo Romagna , Silvio
Leoni , Alberto Leoni , Dario Accolla ,
Luciano Durante , Alberto
Pasquali , Riccardo Bragaglia , Ferdinando Ferdinandi ,
Luigi Aronica , Antonio Macrì , Andrea Insabato ,
Germana Andriani e
Flavia Perina dall’accusa
di omicidio volontario. <<..In dipendenza del mancato riconoscimento
dello sparatore e di soggetti che gli erano più vicini, (compreso
quello che ha incitato a sparare), che si converte nella mancata
identificazione della precisa collocazione degli altri imputati
rispetto allo sparatore al momento degli spari, difetta pure ogni
prova che consenta di attribuire ad alcuno di essi ruolo di concorrente
morale nel delitto in virtù di condotta, svolta, con la necessaria
consapevolezza del possesso di arma da fuoco da parte di alcuno,
nell’intento di comunque rafforzare la volontà dell’agente.>>
Visto che i trenta
denari vengono dal tesoro pubblico, non ci sembra eccessivo chiedere
che la collaborazione alla giustizia di Fioravanti sia chiara e totale, inoltre
non si comprende perché nonostante il riconoscimento fatto da testimoni
sulla presenza nel gruppo degli assalitori al momento degli spari
di Luigi Aronica, Andrea Insabato e Riccardo Bragaglia ,
come risulta da testimonianze rese al magistrato, nessun provvedimento è stato preso nei loro confronti.
Riepiloghiamo:
1. C’è un piano omicida
preparato a tavolino, partecipano Laganà ,
Fioravanti , Alibrandi e Lenaz .
2. L’organizzazione del
presidio davanti alla sede del MSI di Balduina è organizzato dai
responsabili di sezione, i fascisti (tra questi Alibrandi e Fioravanti )
vengono avvertiti da un responsabile del partito di recarsi quel
giorno al quartiere della Balduina dove erano previsti “gravi scontri”.
Fioravanti e Alibrandi si mettono a disposizione
di un personaggio della sede missina della Balduina, non è difficile
pensare ad un responsabile.
3. I fascisti armati
erano certamente più di due, il ritrovamento del bossolo inesploso
calibro 22 con evidenti segni di inserimento in canna, sono la prova
che almeno un’altra persona, oltre a Fioravanti armato,
secondo la sua confessione, di una pistola calibro 7,65 e Alibrandi di una calibro 9, era armata
quella sera e ha tentato di sparare, impedita dall’incepparsi del
meccanismo di caricamento.
4. Riccardo Bragaglia , oltre ad essere stato riconosciuto
da un teste, è stato trovato positivo alla prova del guanto di paraffina, a prova
che un altro dei partecipanti dell’aggressione aveva sparato, se
non quella sera, nelle ore immediatamente precedenti. E’ incredibile
che gli investigatori non abbiano legato questo fatto ai tentati
omicidi eseguiti dai fascisti nelle ultime ventiquattro ore. Non
è immotivato pensare all’episodio della sera precedente in piazza
Igea dove era stata ferita al polmone e al braccio Elena Pacinelli .
Identikit di un omicida
· << La persona che ho visto rialzarsi era abbastanza alta almeno quanto
me che sono alto mt. 1,71. Era robusta e non esile. Mi sembra che
avesse capelli scuri..>>
· <<... vi
era un ragazzo di cui non conosco il nome e che è soprannominato
forse Pinuccio. Tale giovane raccontava di essersi trovato tra noi
e la bersagliera e di aver visto dopo gli spari un giovane che si girava su stesso
infilando una pistola dietro il giubbotto, anzi sotto il giubbotto.
Il giovane di cui ho detto dava di questa persona descrizione che
corrisponde a quella della persona da me vista rialzarsi. Il giovane
diceva infatti che aveva statura medio-alta, capelli neri, che indossava
pantaloni jeans con giubbotto di colore verde o azzurro.>>
· <<Dalle dichiarazioni
di questi due ragazzi è venuta fuori la descrizione dello sparatore,
indicato come alto e biondo con i capelli corti con giaccone tra
verde e grigio, e quella di altra persona indicata come più anziana,
più bassa dell’altra leggermente calva e di corporatura robusta
che si sarebbe trovata accanto allo sparatore in un gruppetto di
quattro o cinque persone.......>>
· <<Sentiti
i primi colpi io mi sono riparato (..........................................)
Mentre mi riparavo ho vista una persona abbastanza piazzata, con
le gambe robuste, spalle larghe, alta mt. 1,80-1,85 con un
giubbotto verdastro o scuro, pantaloni jeans. Tale persona aveva
qualcosa in mano ed era in posizione di tiro con le gambe cioè leggermente
piegate.>>
· <<...Un giovane
biondo, piuttosto alto, dai capelli corti, con riga, credo, da una
parte e un ciuffo su un lato, indossante un giubbetto o un pullover
blu scuro, si è fermato sulla sede stradale, sul lato sinistro scendendo,
proprio davanti al negozio di elettrodomestici, ha estratto un arma
e, mirando, in posizione leggermente curva, ha sparato 2 o 3 colpi........>>
· <<C’è un
ragazzo vestito di scuro: giubbotto e pantaloni blu. Si inginocchia
all’angolo della strada; due metri avanti a me. Impugna la pistola
con entrambi le mani. Poi cinque colpi o quattro, non ricordo bene....>>
· <<Lo sparatore
è stato descritto da alcuni testimoni come un giovane robusto, tarchiato,
piuttosto pelato: indossava un giubbotto color verde militare. I
testimoni dicono che lo sparatore, quel giovane robusto e tarchiato,
si è inginocchiato per esplodere il primo colpo, da perfetto cecchino.
Altri hanno visto un tipo alto, con un maglione chiaro che sembrava
dirigere l’operazione.>>
· << In quel
momento aveva visto in mezzo al gruppo un ragazzo con braccio alzato
che impugnava una pistola di grosse dimensioni con la canna molto
lunga. Contemporaneamente aveva sentito 4 o 5 colpi in rapida successione.>>
· <<...aveva
età di circa 20 anni, era alto sul metro e ottanta, normolineo,
corporatura normale, capelli scuri sicuramente non biondi........
ed indossava pantaloni scuri ed un giubbotto a vita, chiuso di tessuto
luccicante, apparsogli come blu scuro>>
· <<…Si è messo
la pistola sulla cintola dietro e si è allontanato correndo piano.
Jeans con targhetta marrone di cuoio come l’hanno i wranglers, giubbotto
blu scuro, senza colletto, con serratura lampo, tipo impermeabile,
di quelli con le tasche laterali, chiusura a vita, occhiali scuri,
tipo Rayban, alto 170/175 cm, cosce e sedere grossi ma proporzionate
alle spalle pure grosse, massiccio, non sembrava pesante o impacciato
nei movimenti, la faccia non sfilata, normale, volto pieno un po’
paffuto, capelli scuri non so se lisci o ricci, non radi, corti
ma senza sfumatura, niente baffi, basette non si notavano…>>
Queste testimonianze
a prima vista contraddittorie, confermano invece la presenza nel
gruppo di fascisti di più persone con un’arma nelle mani.
Cristiano Fioravanti
Le contraddizioni
e le versioni differenti che ad ogni interrogatorio forniva, evidenziano
una reticenza malcelata e sicuramente alimentano il sospetto che
su quella sera Fioravanti non
abbia detto ancora tutto e con la necessaria chiarezza.
A convalida di
questo c’è una dichiarazione del fratello di Cristiano, Valerio
Fioravanti che durante
una udienza del processo per la strage di Bologna dice: <<..........ed
è finita che Cristiano è riuscito ad attribuire il colpo mortale
ad Alessandro , Alessandro è morto e il processo è finito lì.>>.
Tutto ciò ci
fa sospettare che le cose non siano andate così come Cristiano Fioravanti le racconta.
Ma anche prendendole
per oro colato, niente a livello giuridico spiega perché Cristiano
Fioravanti non
sia stato processato per concorso nell’omicidio di Walter .
Inoltre alcune
contraddizioni in cui cade Fioravanti rispetto
la sua posizione al momento degli spari e riguardo l’arma in suo
possesso fanno concretamente sospettare che il suo ruolo sia stato
così marginale come racconta.
Cominciamo dall’arma,
Fioravanti , secondo le sue
dichiarazioni, era armato di una 7,65 presa a casa di Massimo Sparti e riconsegnata allo stesso
subito dopo i fatti. Sparti ,
anche lui pentito, nega fermamente, anche in un confronto
diretto con Fioravanti ,
di aver mai dato e tantomeno ricevuto la pistola in questione.
Fioravanti dice di non averla usata perché
difettosa, sapeva che dopo il primo colpo si inceppava,
aveva il cane interno ed era arrugginito. Viene ovvio chiedersi perché allora la prese? Nessuna persona normale,
tantomeno chi già era organizzato da tempo in forma paramilitare
con tattiche di copertura ecc., rischia un arresto o peggio (avere
un’arma inutilizzabile è sicuramente più pericoloso per la propria
incolumità che non averla affatto) per portarsela in una situazione
di tensione con presenza di polizia e di avversari politici.
Dato che è estremamente
improbabile che qualcuno confessi di avere un arma in una situazione
dove è avvenuto un omicidio senza effettivamente averla, viene forte
il dubbio che l’arma in possesso di Cristiano Fioravanti non era probabilmente la 7,65
d’anteguerra che lui afferma. Oppure come dichiara il fratello Valerio
Fioravanti : <<...perché
in realtà la pistola era una e se la passavano l’un l’altro,....>>.
Questo giustificherebbe l’invenzione di una
pistola fantasma per tenere lontana da sé la responsabilità dell’arma
omicida.
In secondo luogo
la posizione dello stesso Fioravanti al
momento degli spari. Le versioni che racconta sono estremamente
differenti, va dal dire di avere visto poco o nulla perché molto
indietro rispetto al gruppo che sparò proprio a causa dell’inefficienza
della pistola in suo possesso,
a descrivere con dovizia di particolari la posizione dell’Alibrandi , dei compagni e degli altri fascisti
al momento degli spari,
fino a dire che era rimasto indietro perché non corre molto e tutti
gli altri lo avevano sopravanzato.
Ma c’è dell’altro,
da alcune testimonianze, colui che ha effettivamente sparato, o
almeno che è stato sicuramente visto esplodere dei colpi di pistola,
era, nel gruppetto di 5 o 6 fascisti che si trovavano all’altezza
del numero civico 108 di viale Medaglie d’Oro, quello più tarchiato
e basso rispetto alle persone che gli stavano immediatamente vicino.
Altre caratteristiche raccontate dai testimoni: i capelli biondi,
il ciuffo da una parte ecc. sono molto più conformi a Cristiano
Fioravanti che a Alessandro
Alibrandi ; Alibrandi era scuro di capelli, longilineo
e abbastanza alto, Fioravanti è
più basso, robusto con fianchi larghi, portava il ciuffo sugli occhi,.
Inoltre quella sera Fioravanti aveva
un cappello avana, in quel periodo era moda tra i missini che si muovevano in motorino
indossare dei passamontagna di lana fine, se il cappello in questione
era di questo tipo, non è difficile, in una situazione di penombra
come quella che c’è normalmente in quel punto di viale Medaglie
d’Oro, scambiare un passamontagna avana chiaro per capigliatura
bionda, oppure per calvizie, inoltre il particolare del ciuffo di
lato descritto da un testimone,
potrebbe confermare l’ipotesi che uno dei fascisti armati indossasse
un cappello di quel tipo, chi porta il ciuffo sulla fronte è naturalmente
portato a spostarsi i capelli da un lato.
|