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11 - Gli assassini

Esclusivamente in base alle dichiarazioni di Fioravanti , la magistratura ha archiviato l’inchiesta senza arrivare al processo per la morte del reo cioè Alessandro Alibrandi  Eppure la stessa magistratura, come abbiamo ampiamente riportato,  ha evidenziato l’esistenza di un progetto che tendeva all’omicidio verso gli avversari politici. <<.....Nel caso di specie, il delitto ascritto al Fioravanti è risultato senza alcun dubbio sorretto ed inspirato quanto meno alla finalità di terrorismo, essendo emerso che la pistola fu ottenuta in uso dall’imputato con la programmata intenzione di utilizzarla nel corso di un imminente scontro con gruppi di militanti della sinistra rivoluzionaria di classe, scontro in relazione al quale non era esclusa, anzi era stata positivamente valutata l’eventualità di attentare indiscriminatamente alla vita ed alla incolumità degli antagonisti, in modo da destare un allarme sociale grave e da creare panico ed insicurezza, oltre a un clima intimidatorio idoneo a suscitare nuove azioni sempre più violente e così ad escludere i cittadini dalla dinamica della vita politica e sociale, ridotta, in definitiva, ad una guerra tra bande contrapposte>>.[1]

Anche per la quarantina di fascisti che spalleggiarono e coprirono lo sparatore la sera del 30 settembre, ci sono più elementi che fanno credere alla consapevolezza del gruppo intero di quello che si stava preparando. <<....Chiarisco che in genere concordavamo delle tattiche che richiedevano la conoscenza degli armati>> ammette Fioravanti  nel descrivere l’organizzazione dei missini in casi di scontri.[2] L’atteggiamento dei fascisti in quella circostanza fu evidentemente pianificata, sia nelle azioni diversive che hanno preceduto immediatamente gli spari, sia nella copertura prima, durante e dopo l’omicidio.

A questo proposito è da sottolineare la reticenza di Fioravanti nell’identificare chi copriva e spalleggiava Alibrandi   quella sera. Contraddicendosi più volte nell’arco del tempo passa dall’affermare che altri missini erano armati il 30[3] a dire esattamente il contrario[4].  Affidandosi al tempo trascorso per giustificare i suoi vuoti di memoria, Fioravanti  non ricorda nessuno dei fascisti che, a suo dire, accompagnarono Alibrandi  all’assalto dei giovani di sinistra. Eppure Fioravanti la memoria l’ha più che buona se, ha distanza di anni, ricorda perfettamente la disposizione dei mobili della camera di Fernando Bardi  dove si era recato la stessa sera del 30 settembre e dove non aveva messo più piede. Un collaboratore di giustizia a mezzo termine, ma su questo ritorneremo più avanti.

Ma basterebbe un minimo di impegno da parte dei magistrati per far rispettare a Fioravanti  il suo ruolo di “pentito”, perché cada l’unica motivazione addotta dal magistrato per prosciogliere Briguglio Ilio , Giancarlo Romagna , Silvio Leoni , Alberto Leoni , Dario Accolla , Luciano Durante , Alberto Pasquali , Riccardo Bragaglia , Ferdinando Ferdinandi , Luigi Aronica , Antonio Macrì , Andrea Insabato , Germana Andriani  e Flavia Perina  dall’accusa di omicidio volontario. <<..In dipendenza del mancato riconoscimento dello sparatore e di soggetti che gli erano più vicini, (compreso quello che ha incitato a sparare), che si converte nella mancata identificazione della precisa collocazione degli altri imputati rispetto allo sparatore al momento degli spari, difetta pure ogni prova che consenta di attribuire ad alcuno di essi ruolo di concorrente morale nel delitto in virtù di condotta, svolta, con la necessaria consapevolezza del possesso di arma da fuoco da parte di alcuno, nell’intento di comunque rafforzare la volontà dell’agente.>>[5]

Visto che i trenta denari vengono dal tesoro pubblico, non ci sembra eccessivo chiedere che la collaborazione alla giustizia di  Fioravanti  sia chiara e totale, inoltre non si comprende perché nonostante il riconoscimento fatto da testimoni sulla presenza nel gruppo degli assalitori al momento degli spari di Luigi Aronica, Andrea Insabato e Riccardo Bragaglia , come risulta da testimonianze rese al magistrato,[6] nessun provvedimento è stato preso nei loro confronti.

Riepiloghiamo:                                   

1.    C’è un piano omicida preparato a tavolino, partecipano Laganà , Fioravanti , Alibrandi  e Lenaz .

2.    L’organizzazione del presidio davanti alla sede del MSI di Balduina è organizzato dai responsabili di sezione, i fascisti (tra questi Alibrandi  e Fioravanti ) vengono avvertiti da un responsabile del partito di recarsi quel giorno al quartiere della Balduina dove erano previsti “gravi scontri”. Fioravanti  e Alibrandi  si mettono a disposizione di un personaggio della sede missina della Balduina, non è difficile pensare ad un responsabile.

3.    I fascisti armati erano certamente più di due, il ritrovamento del bossolo inesploso calibro 22 con evidenti segni di inserimento in canna, sono la prova che almeno un’altra persona, oltre a Fioravanti  armato, secondo la sua confessione, di una pistola calibro 7,65 e Alibrandi  di una calibro 9, era armata quella sera e ha tentato di sparare, impedita dall’incepparsi del meccanismo di caricamento.

4.    Riccardo Bragaglia , oltre ad essere stato riconosciuto da un teste,[7] è stato trovato positivo alla prova del guanto di paraffina, a prova che un altro dei partecipanti dell’aggressione aveva sparato, se non quella sera, nelle ore immediatamente precedenti. E’ incredibile che gli investigatori non abbiano legato questo fatto ai tentati omicidi eseguiti dai fascisti nelle ultime ventiquattro ore. Non è immotivato pensare all’episodio della sera precedente in piazza Igea dove era stata ferita al polmone e al braccio Elena Pacinelli .

Identikit di un omicida

·      [8]<< La persona che ho visto rialzarsi era abbastanza alta almeno quanto me che sono alto mt. 1,71. Era robusta e non esile. Mi sembra che avesse capelli scuri..>>[9]

·      <<... vi era un ragazzo di cui non conosco il nome e che è soprannominato forse Pinuccio. Tale giovane raccontava di essersi trovato tra noi e la bersagliera[10] e di aver visto dopo gli spari un giovane che si girava su stesso infilando una pistola dietro il giubbotto, anzi sotto il giubbotto. Il giovane di cui ho detto dava di questa persona descrizione che corrisponde a quella della persona da me vista rialzarsi. Il giovane diceva infatti che aveva statura medio-alta, capelli neri, che indossava pantaloni jeans con giubbotto di colore verde o azzurro.>>

·      <<Dalle dichiarazioni di questi due ragazzi è venuta fuori la descrizione dello sparatore, indicato come alto e biondo con i capelli corti con giaccone tra verde e grigio, e quella di altra persona indicata come più anziana, più bassa dell’altra leggermente calva e di corporatura robusta che si sarebbe trovata accanto allo sparatore in un gruppetto di quattro o cinque  persone.......>>[11]

·      <<Sentiti i primi colpi io mi sono riparato (..........................................) Mentre mi riparavo ho vista una persona abbastanza piazzata, con le gambe robuste, spalle larghe, alta mt.  1,80-1,85 con un giubbotto verdastro o scuro, pantaloni jeans. Tale persona aveva qualcosa in mano ed era in posizione di tiro con le gambe cioè leggermente piegate.>>[12]

·      <<...Un giovane biondo, piuttosto alto, dai capelli corti, con riga, credo, da una parte e un ciuffo su un lato, indossante un giubbetto o un pullover blu scuro, si è fermato sulla sede stradale, sul lato sinistro scendendo, proprio davanti al negozio di elettrodomestici, ha estratto un arma e, mirando, in posizione leggermente curva, ha sparato 2 o 3 colpi........>>[13]

·      <<C’è un ragazzo vestito di scuro: giubbotto e pantaloni blu. Si inginocchia all’angolo della strada; due metri avanti a me. Impugna la pistola con entrambi le mani. Poi cinque colpi o quattro, non ricordo bene....>>[14]

·      <<Lo sparatore è stato descritto da alcuni testimoni come un giovane robusto, tarchiato, piuttosto pelato: indossava un giubbotto color verde militare. I testimoni dicono che lo sparatore, quel giovane robusto e tarchiato, si è inginocchiato per esplodere il primo colpo, da perfetto cecchino. Altri hanno visto un tipo alto, con un maglione chiaro che sembrava dirigere l’operazione.>>[15]

·      << In quel momento aveva visto in mezzo al gruppo un ragazzo con braccio alzato che impugnava una pistola di grosse dimensioni con la canna molto lunga. Contemporaneamente aveva sentito 4 o 5 colpi in rapida successione.>>[16]

·      <<...aveva età di circa 20 anni, era alto sul metro e ottanta, normolineo, corporatura normale, capelli scuri sicuramente non biondi........ ed indossava pantaloni scuri ed un giubbotto a vita, chiuso di tessuto luccicante, apparsogli come blu scuro>>[17]

·      <<…Si è messo la pistola sulla cintola dietro e si è allontanato correndo piano. Jeans con targhetta marrone di cuoio come l’hanno i wranglers, giubbotto blu scuro, senza colletto, con serratura lampo, tipo impermeabile, di quelli con le tasche laterali, chiusura a vita, occhiali scuri, tipo Rayban, alto 170/175 cm, cosce e sedere grossi ma proporzionate alle spalle pure grosse, massiccio, non sembrava pesante o impacciato nei movimenti, la faccia non sfilata, normale, volto pieno un po’ paffuto, capelli scuri non so se lisci o ricci, non radi, corti ma senza sfumatura, niente baffi, basette non si notavano…>>[18]

Queste testimonianze a prima vista contraddittorie, confermano invece la presenza nel gruppo di fascisti di più persone con un’arma nelle mani.

Cristiano Fioravanti

Le contraddizioni e le versioni differenti che ad ogni interrogatorio forniva, evidenziano una reticenza malcelata e sicuramente alimentano il sospetto che su quella sera Fioravanti  non abbia detto ancora tutto e con la necessaria chiarezza.

A convalida di questo c’è una dichiarazione del fratello di Cristiano, Valerio Fioravanti  che durante una udienza del processo per la strage di Bologna dice: <<..........ed è finita che Cristiano è riuscito ad attribuire il colpo mortale ad Alessandro , Alessandro è morto e il processo è finito lì.>>[19].

Tutto ciò ci fa sospettare che le cose non siano andate così come Cristiano Fioravanti  le racconta.

Ma anche prendendole per oro colato, niente a livello giuridico spiega perché Cristiano Fioravanti  non sia stato processato per concorso nell’omicidio di Walter .

Inoltre alcune contraddizioni in cui cade Fioravanti  rispetto la sua posizione al momento degli spari e riguardo l’arma in suo possesso fanno concretamente sospettare che il suo ruolo sia stato così marginale come racconta.

Cominciamo dall’arma, Fioravanti , secondo le sue dichiarazioni, era armato di una 7,65 presa a casa di Massimo Sparti  e riconsegnata allo stesso subito dopo i fatti. Sparti , anche lui pentito, nega fermamente,  anche in un confronto diretto con Fioravanti , di aver mai dato e tantomeno ricevuto la pistola in questione.

 Fioravanti  dice di non averla usata perché difettosa, sapeva che dopo il primo colpo si inceppava,[20]   aveva il cane interno ed era arrugginito.[21] Viene ovvio chiedersi perché allora la prese? Nessuna persona normale, tantomeno chi già era organizzato da tempo in forma paramilitare con tattiche di copertura ecc., rischia un arresto o peggio (avere un’arma inutilizzabile è sicuramente più pericoloso per la propria incolumità che non averla affatto) per portarsela in una situazione di tensione con presenza di polizia e di avversari politici.

Dato che è estremamente improbabile che qualcuno confessi di avere un arma in una situazione dove è avvenuto un omicidio senza effettivamente averla, viene forte il dubbio che l’arma in possesso di Cristiano Fioravanti  non era probabilmente la 7,65 d’anteguerra che lui afferma. Oppure come dichiara il fratello Valerio Fioravanti : <<...perché in realtà la pistola era una e se la passavano l’un l’altro,....>>.[22] 

Questo giustificherebbe l’invenzione di una pistola fantasma per tenere lontana da sé la responsabilità dell’arma omicida.

In secondo luogo la posizione dello stesso Fioravanti  al momento degli spari. Le versioni che racconta sono estremamente differenti, va dal dire di avere visto poco o nulla perché molto indietro rispetto al gruppo che sparò proprio a causa dell’inefficienza della pistola in suo possesso[23], a descrivere con dovizia di particolari la posizione dell’Alibrandi , dei compagni e degli altri fascisti al momento degli spari,[24]  fino a dire che era rimasto indietro perché non corre molto e tutti gli altri lo avevano sopravanzato.[25]

Ma c’è dell’altro, da alcune testimonianze, colui che ha effettivamente sparato, o almeno che è stato sicuramente visto esplodere dei colpi di pistola, era, nel gruppetto di 5 o 6 fascisti che si trovavano all’altezza del numero civico 108 di viale Medaglie d’Oro, quello più tarchiato e basso rispetto alle persone che gli stavano immediatamente vicino. Altre caratteristiche raccontate dai testimoni: i capelli biondi, il ciuffo da una parte ecc. sono molto più conformi a Cristiano Fioravanti  che a Alessandro Alibrandi ; Alibrandi  era scuro di capelli, longilineo e abbastanza alto, Fioravanti  è più basso, robusto con fianchi larghi, portava il ciuffo sugli occhi,. Inoltre quella sera Fioravanti  aveva un cappello avana,[26] in quel periodo era moda tra i missini che si muovevano in motorino indossare dei passamontagna di lana fine, se il cappello in questione era di questo tipo, non è difficile, in una situazione di penombra come quella che c’è normalmente in quel punto di viale Medaglie d’Oro, scambiare un passamontagna avana chiaro per capigliatura bionda, oppure per calvizie, inoltre il particolare del ciuffo di lato descritto da un testimone[27], potrebbe confermare l’ipotesi che uno dei fascisti armati indossasse un cappello di quel tipo, chi porta il ciuffo sulla fronte è naturalmente portato a spostarsi i capelli da un lato.


[1] Tribunale di Roma - sezione III - Presidente Giancarlo Mille  - 17 giugno 1982

[2] Interrogatorio del 12/4/83

[3] <<so che altri del nostro gruppo erano armati . >> Interrogatorio del 25/6/81

[4] << per quel che io sapessi nessun altro oltre noi (Fioravanti  e Alibrandi  N.d.R.) era armato>>. Interrogatorio del 12/4/83

[5] Sentenza istruttoria di proscioglimento e ordinanza di rinvio a giudizio. G.I. Nostro  11/2/80

[6] Testimonianza di P.G., L.D. e O.A. 26/4/78

[7] Testiominanza  O.A. 26/4/78

[8] Testimonianza di P.G. 26/4/78

[9] Testimonianza di P.G. 26/4/78

[10] Una trattoria su viale medaglie d’oro

[11] Testimonianza di Giuseppe Bianco , giornalista del Paese Sera - 13 dicembre 1977

[12] Testimonianza L. D. - 26 aprile 1978

[13] Testimonianza Fiorentini  - 1 ottobre 1977

[14] Corriere della sera - 2 ottobre 1977

[15] Messaggero - 1 ottobre 1977

[16] testimonianza Di Giuseppe  - Sentenza istruttoria di proscioglimento - G.I. Nostro  11/2/80

[17] testimonianza Cademartori  - Sentenza istruttoria di proscioglimento - G.I. Nostro  11/2/80

[18] Testimonianza spontanea

[19] Giovanni Bianconi , “A mano armata” - ed. Baldini&Castoldi, 1996 - udienza del 10 novembre 1989 seconda Corte d’assise d’appello di Bologna

[20] Interrogatorio Fioravanti  - 25/6/81

[21] Interrogatorio Fioravanti  - 1/7/81

[22] Giovanni Bianconi , “A mano armata” - ed. Baldini&Castoldi, 1996 - udienza del 10 novembre 1989 seconda Corte d’assise d’appello di Bologna

[23] Interrogatorio Fioravanti  - 13/4/81

[24] Interrogatorio Fioravanti  - 12/4/83

[25] Interrogatorio Fioravanti  - 25/6/81

[26] Testimonianza B. -6/10/77

[27] Testimonianza Fiorentini  - 1 ottobre 1977


Continua...