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9 - Cercando la verità

La premeditazione

Le dichiarazioni di Cristiano Fioravanti sono state alla base dell’archiviazione da parte della magistratura dell’inchiesta sull’omicidio di Walter Rossi, arrestato l’8 aprile 1981 per la banda armata dei NAR, si pente immediatamente denunciando tutti i suoi camerati compreso il fratello Valerio che accusa anche di essere stato l’autore della strage alla stazione di Bologna insieme a Francesca Mambro.

Fu interrogato più volte dai magistrati sull’omicidio dei Walter, dal 13 aprile 1981 al 12 aprile 1983, le sue dichiarazioni inquadrano non solo i fatti avvenuti la sera del 30 settembre ma l’ambiente in cui questi maturarono.
I due fratelli Fioravanti, Alessandro Alibrandi, Franco Anselmi, Francesco Bianco, Enrico Lenaz, Massimo Rodolfo, Stefano Tiraboschi  erano i componenti di un gruppo armato che faceva capo alla sezione del MSI di Monteverde.  L’attività che questo gruppo svolgeva non si limitava alle violenza politica ma anche reati comuni. Massimo Sparti un quarantatreenne legato alla Banda della Magliana, forniva appoggio logistico al gruppo fornendo loro coperture, armi e indicazioni per rapine e furti. In molti casi partecipava direttamente. Sparti fu presentato al resto del gruppo da Enrico Lenaz.
La sera del 30 settembre davanti alla sede missina oltre ai locali, erano presenti fascisti di Monteverde, Vigna Clara, Ottaviano e Monte Mario,  i missini erano preparati allo scontro armato, “sapevamo che erano imminenti nella zona della Balduina degli scontri con avversari politici, cioè i compagni di via Pomponazzi. Ci è stato detto che occorrevano delle armi”(7).


Cristiano Fioravanti

In tutto una quarantina di missini tra cui alcuni armati: Fioravanti in possesso di una pistola 7,65, Alibrandi con una pistola calibro 9 corto e altri di cui Fioravanti non ha voluto o potuto fare i nomi.(8) Quel che è certo è che dopo gli spari sono stati ritrovati  2 pallottole cal. 9, un bossolo cal. 9 mod. 34 del 1971 (9) e un bossolo inesploso 22; in un interrogatorio si accenna anche ad un bossolo calibro 7,65.(10)

In contrapposizione alle tesi della magistratura che escluse qualsiasi premeditazione non solo dei fascisti presenti quella sera ma anche  dei responsabili delle sedi di zona del MSI, le stesse affermazioni di Fioravanti, se le parole hanno un senso, confermano in più punti l’organizzazione del gruppo armato da parte del partito missino e la volontà premeditata di uccidere. Fioravanti dichiara che l’organizzazione dei presidi era fatta dal segretario di sezione interessato, il quale richiede agli altri segretari di sezioni di organizzare ed inviare gruppi di militanti, quella sera non era stato differente, a Fioravanti e Alibrandi era stato ordinato dal segretario (Addis o Rubei) della sez. di Monteverde di andare alla sezione Balduina, (11) con la consapevolezza di inviare due persone armate.

Fioravanti e Alibrandi infatti “si mettono a disposizione” (12)(13), anche perché presente in quel momento). Che Fioravanti e Alibrandi fossero armati non era a conoscenza solo del segretario della sezione di Monteverde e di quella della Balduina, ma con ogni probabilità tutti i presenti erano coscienti della condizione dei due perché essi erano dislocati durante il presidio in disparte, sulle scale che costeggiano la sede; tanto evidente era la loro copertura che non intervennero in una aggressione compiuta dai missini ai danni di due giovani che transitavano in motorino di fronte la sezione. (14) Lo stesso Fioravanti dichiara che la presenza di armati deve essere a conoscenza dei partecipanti per adottare le tattiche necessarie in questi casi. (15)
Inoltre Fioravanti dichiara che c’era stata una riunione nei giorni precedenti alla sede di Monteverde in cui parteciparono oltre allo stesso, Alibrandi, Laganà e Lenaz per preparare azioni del tipo che poi effettivamente avvennero la sera del 30 settembre 1977. (16)
del responsabile (Fioravanti non ha voluto dire chi ma è evidente al segretario della sezione di Balduina Sandro Di Pietro

Nella stessa sentenza istruttoria di proscioglimento (17) dei missini dal reato di omicidio volontario, un anno prima delle rilevazioni dei pentiti missini, il giudice istruttore, a nostro parere con conclusioni estremamente contraddittorie, afferma: <<... Anzi la determinazione nel ricercare a qualsiasi costo lo scontro con gli avversari, manifestata con tutta evidenza dalla condotta dei missini, sembra fornire fondamento al più inquietante delle ipotesi: quella secondo cui il tumulto, tentato con ogni mezzo e alla fine provocato (....................), doveva essere lo strumento idoneo ad assicurare la migliore delle coperture per chi, armato, aveva già l’intenzione di far uso delle armi e di uccidere, per giunta con la precostituzione di situazione nella quale avrebbe potuto essere assegnato alla vittima il ruolo dell’aggressore....>>


(7) Deposizione Cristiano Fioravanti - U.I. Tribunale di Roma del 25/6/81 e interrogatorio Tribunale di Roma 12/4/83

(8) Deposizione Cristiano Fioravanti - U.I. Tribunale di Roma del 25/6/8. Nell’interrogatorio al Tribunale di Roma 12/4/83, Fioravanti smentisce se stesso su questo punto così come altre dichiarazioni.

(9) Messaggero – mercoledì 12 ottobre 1977

(10) Nell’interrogatorio del 25/6/81 il giudice che interrogava Fioravanti gli chiese se sapeva la provenienza di un bossolo cal. 7,65 trovato davanti al negozio di elettrodomestici situato nelle immediate vicinanze del luogo dove avvennero gli spari.

(11) Deposizione Cristiano Fioravanti - U.I. Tribunale di Roma del 25/6/81

(12) interrogatorio Tribunale di Roma 12/4/83

(13) interrogatorio Tribunale di Roma 12/4/83

(14) Deposizione Cristiano Fioravanti - U.I. Tribunale di Roma del 25/6/81 e  interrogatorio Tribunale di Roma 12/4/83

(15) interrogatorio Tribunale di Roma 12/4/83

(16) interrogatorio Tribunale di Roma 12/4/83

(17) Sentenza istruttoria di proscioglimento e ordinanza di rinvio a giudizio. G.I. Nostro 11/2/80


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