A ulteriore conferma
della preparazione “a tavolino” dell’assassinio di Walter è il ruolo svolto da Enrico
Lenaz , il missino che è
stato indicato nei giorni immediatamente successivi come l’omicida.
L’identificazione di Lenaz avvenne in seguito a varie soffiate,
telefonate anonime ai giornali, voci che provenivano da ambienti
di destra, indagini svolte da settori dell’estrema sinistra non
meglio identificati,
voci raccolte dai giornalisti nei corridoi della questura di Roma.
Al grande clamore fatto dalla stampa all’arresto di Lenaz,
fece eco l’immediato “alibi di ferro” che lo stesso Lenaz poté fornire ai magistrati.
A questo proposito è illuminante la valutazione del G.I. Nostro sulla presenza il 30 settembre di Lenaz a
Cantalupo nel Sannio : <<...
Sull’argomento dell’”alibi” di Lenaz non si può però tacere
che - per comportamenti processuali dello stesso imputato - all’origine
di ragionevoli sospetti circa un qualche suo ruolo nella vicenda
e per condotte poste in essere da taluni testimoni quasi certamente
mossi da voglia di “strafare” - la sua estraneità alla vicenda.....>>
<<....invero vi sono in atti abbondanti tracce (...............)
della frenetica attività svolta da Roma a mezzo di telefonate da
Gloria Francesco ,
padre della fidanzata del Lenaz, allo scopo di ottenere tramite
il Di Lazzaro o
il padre di costui, che la cittadinanza tutta, prima ancora dell’intervento
della magistratura, attestasse, con un comunicato dell’ANSA, l’innocenza
del Lenaz; o addirittura, che di tale innocenza si facessero garanti,
con un esposto al Comando Generale dell’Arma, gli stessi carabinieri
della Stazione di Cantalupo, nessuno dei quali, come è in seguito
emerso, aveva visto in paese il Lenaz nella giornata del 30/9/77.
Come vi è prova di un certo intervento dello stesso Di Lazzaro su
altri testimoni della vicenda, per lo meno quelli da lui stesso
chiamati a portarsi con lui dai Carabinieri per esporre le richieste
del Guida. Altra circostanza che merita di essere sottolineata è
quella relativa alla testimonianza di Menicucci Renato (.......................)
indotto dalla difesa per confermare di avere incontrato, nel pomeriggio
del 30 settembre 1977 in una fabbrica di pantaloni di Sebbrano nel
Molise, il Lenaz Enrico che vi si era recato per effettuare acquisti
in compagnia della fidanzata Gloria Isabella e
dei genitori di costei. Il teste, Tenete colonnello della P.S. e
pertanto degno della massima fede, non ha potuto, per la verità,
confermare l’incontro o meglio collocarlo con certezza nella giornata
del 30 settembre 1977. Un altro, però, è l’aspetto curioso, forse
sconcertante della vicenda: il Gloria Francesco aveva
descritto il tenente colonnello nei minimi particolari e si era
detto certo di poterlo riconoscere. E’ accaduto invece che il Gloria,
pur essendo rimasto per delle ore insieme al Menicucci prima di essere interrogato
e pur avendo parlato con lui, ha dichiarato addirittura di non averlo
mai visto in precedenza ed ha sostenuto che altro era il colonnello
da lui incontrato nel pantalonificio........>>
<<...Si
deve aggiungere che il Lenaz nell’interrogatorio
reso a questo G.I., oltre a spostare al 30/9/77 avvenimenti che
nell’interrogatorio avanti al P.M. aveva collocato nella giornata
del successivo 1 ottobre (fra questi l’incontro nella fabbrica di
Serrano), ha minuziosamente narrato tutti gli avvenimenti del giorno
delitto, citando e descrivendo dettagliatamente tutte le persone
incontrate dal momento del suo arrivo a Cantalupo fino alla sera.
Ma, stranamente, ha mostrato completa mancanza di memoria, per gli
avvenimenti del giorno successivo, passato pure a Cantalupo e durante
il quale non risulta essere stato incontrato da alcuno degli abitanti
del piccolo paese.
Altro particolare che ha indotto a sospetto
è quello della telefonata che da un bar di Cantalupo il Lenaz aveva
tentato di fare ai suoi familiari a Roma, Invitato a spiegare i
motivi per i quali aveva tentato di telefonare a Roma aveva dichiarato
in un primo momento di averlo fatto allo scopo di sapere dai suoi
se per caso lo avessero cercato in relazione ai fatti del 30 settembre:
e subito dopo, correggendo la grave affermazione (all’ora della
telefonata, anteriore alle ore 20,00, quei fatti non erano ancora
noti), ha sostenuto che in realtà aveva inteso riferirsi ad altro
precedente avvenimento.............>>.
<<.....Orbene,
.................................., può farsi l’ipotesi che quella
voce abbia avuto ben diversa origine e, soprattutto, tutt’altro
scopo che quello di assicurare il colpevole alla giustizia. La ipotesi
di un falso bersaglio offerto all’inchiesta giudiziaria, con disegno
preventivo del quale può essere stato al corrente lo stesso Lenaz , potrebbe trovare del resto
un qualche sostegno, oltre che nel tentativo della telefonata di
cui si è detto, nelle stesse modalità della partenza del Lenaz e degli altri alla volta
di Cantalupo nel Sannio la mattina del 30 settembre. Giacché affermazioni
dello stesso Lenaz circa
il dispiacere di lasciare i genitori appena rientrati dalle vacanze
e di cittadini di Cantalupo sull’inatteso arrivo della famiglia
Guida in paese
e la circostanza che il Guida non ha esaurientemente spiegato i
motivi del viaggio a Cantalupo (...................) sembrano deporre
nel senso di improvvisa urgenza di lasciare Roma la mattina del
30 settembre.>>
Che altro ancora?
Se non ricordare che Lenaz fu
uno dei partecipanti alla riunione nella sede del MSI di Monteverde
dove furono organizzate i piani per attacchi omicidi nei confronti
dei compagni, come ha dichiarato Fioravanti .
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