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10 - Il depistaggio

A ulteriore conferma della preparazione “a tavolino” dell’assassinio di Walter  è il ruolo svolto da Enrico Lenaz , il missino che è stato indicato nei giorni immediatamente successivi come l’omicida. L’identificazione di Lenaz avvenne in seguito a varie soffiate, telefonate anonime ai giornali, voci che provenivano da ambienti di destra, indagini svolte da settori dell’estrema sinistra non meglio identificati[1], voci raccolte dai giornalisti nei corridoi della questura di Roma. Al grande clamore fatto dalla stampa all’arresto di Lenaz[2], fece eco l’immediato “alibi di ferro” che lo stesso Lenaz poté fornire ai magistrati. A questo proposito è illuminante la valutazione del G.I. Nostro [3] sulla presenza il 30 settembre di Lenaz  a Cantalupo nel Sannio : <<... Sull’argomento  dell’”alibi” di Lenaz non si può però tacere che - per comportamenti processuali dello stesso imputato - all’origine di ragionevoli sospetti circa un qualche suo ruolo nella vicenda e per condotte poste in essere da taluni testimoni quasi certamente mossi da voglia di “strafare” - la sua estraneità alla vicenda.....>>  <<....invero vi sono in atti abbondanti tracce (...............) della frenetica attività svolta da Roma a mezzo di telefonate da Gloria Francesco , padre della fidanzata del Lenaz, allo scopo di ottenere tramite il Di Lazzaro  o il padre di costui, che la cittadinanza tutta, prima ancora dell’intervento della magistratura, attestasse, con un comunicato dell’ANSA, l’innocenza del Lenaz; o addirittura, che di tale innocenza si facessero garanti, con un esposto al  Comando Generale dell’Arma, gli stessi carabinieri della Stazione di Cantalupo, nessuno dei quali, come è in seguito emerso, aveva visto in paese il Lenaz nella giornata del 30/9/77. Come vi è prova di un certo intervento dello stesso Di Lazzaro su altri testimoni della vicenda, per lo meno quelli da lui stesso chiamati a portarsi con lui dai Carabinieri per esporre le richieste del Guida. Altra circostanza che merita di essere sottolineata è quella relativa alla testimonianza di Menicucci Renato  (.......................) indotto dalla difesa per confermare di avere incontrato, nel pomeriggio del 30 settembre 1977 in una fabbrica di pantaloni di Sebbrano nel Molise, il Lenaz Enrico che vi si era recato per effettuare acquisti in compagnia della fidanzata Gloria Isabella  e dei genitori di costei. Il teste, Tenete colonnello della P.S. e pertanto degno della massima fede, non ha potuto, per la verità, confermare l’incontro o meglio collocarlo con certezza nella giornata del 30 settembre 1977. Un altro, però, è l’aspetto curioso, forse sconcertante della vicenda: il Gloria Francesco  aveva descritto il tenente colonnello nei minimi particolari e si era detto certo di poterlo riconoscere. E’ accaduto invece che il Gloria, pur essendo rimasto per delle ore insieme al Menicucci  prima di essere interrogato e pur avendo parlato con lui, ha dichiarato addirittura di non averlo mai visto in precedenza ed ha sostenuto che altro era il colonnello da lui incontrato nel pantalonificio........>>

<<...Si deve aggiungere che il Lenaz  nell’interrogatorio reso a questo G.I., oltre a spostare al 30/9/77 avvenimenti che nell’interrogatorio avanti al P.M. aveva collocato nella giornata del successivo 1 ottobre (fra questi l’incontro nella fabbrica di Serrano), ha minuziosamente narrato tutti gli avvenimenti del giorno delitto, citando e descrivendo dettagliatamente tutte le persone incontrate dal momento del suo arrivo a Cantalupo fino alla sera. Ma, stranamente, ha mostrato completa mancanza di memoria, per gli avvenimenti del giorno successivo, passato pure a Cantalupo e durante il quale non risulta essere stato incontrato da alcuno degli abitanti del piccolo paese.

Altro particolare che ha indotto a sospetto è quello della telefonata che da un bar di Cantalupo il Lenaz  aveva tentato di fare ai suoi familiari a Roma, Invitato a spiegare i motivi per i quali aveva tentato di telefonare a Roma aveva dichiarato in un primo momento di averlo fatto allo scopo di sapere dai suoi se per caso lo avessero cercato in relazione ai fatti del 30 settembre: e subito dopo, correggendo la grave affermazione (all’ora della telefonata, anteriore alle ore 20,00, quei fatti non erano ancora noti), ha sostenuto che in realtà aveva inteso riferirsi ad altro precedente avvenimento.............>>.

<<.....Orbene, .................................., può farsi l’ipotesi che quella voce abbia avuto ben diversa origine e, soprattutto, tutt’altro scopo che quello di assicurare il colpevole alla giustizia. La ipotesi di un falso bersaglio offerto all’inchiesta giudiziaria, con disegno preventivo del quale può essere stato al corrente lo stesso Lenaz , potrebbe trovare del resto un qualche sostegno, oltre che nel tentativo della telefonata di cui si è detto, nelle stesse modalità della partenza del Lenaz  e degli altri alla volta di Cantalupo nel Sannio la mattina del 30 settembre. Giacché affermazioni dello stesso Lenaz  circa il dispiacere di lasciare i genitori appena rientrati dalle vacanze e di cittadini di Cantalupo sull’inatteso arrivo della famiglia Guida  in paese e la circostanza che il Guida non ha esaurientemente spiegato i motivi del viaggio a Cantalupo (...................) sembrano deporre nel senso di improvvisa urgenza di lasciare Roma la mattina del 30 settembre.>>

Che altro ancora? Se non ricordare che Lenaz  fu uno dei partecipanti alla riunione nella sede del MSI di Monteverde dove furono organizzate i piani per attacchi omicidi nei confronti dei compagni, come ha dichiarato Fioravanti .


[1] Radio città futura, Lotta Continua, Quotidiano dei Lavoratori

[2] Su un quotidiano Lenaz   venne descritto come confidente della polizia.

[3] Sentenza istruttoria di proscioglimento e ordinanza di rinvio a giudizio. G.I. Nostro  11/2/80

Continua...