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Roma - Settembre 1977 Martedì 27 settembre Due ragazzi di sinistra studenti di un liceo dell’EUR (Paola
Carvignani e Nazareno Bruschi, entrambi di 17 anni), sono seduti su una
panchina alla stazione della metropolitana dell’EUR. Fermi insieme ad altri amici, vengono colpiti dalle pallottole sparate da un ragazzo basso, tarchiato, che spara ad altezza d’uomo un intero caricatore sul gruppo, prendendo la mira con entrambi le mani, poi fugge a bordo di una vespa. Paola Carvignani è ferita gravemente all’addome, Bruschi a un piede. (1)
Verso le 22,30 da una Mini chiara che si avvicina vengono sparati 5 colpi di pistola contro un gruppo di giovani di sinistra che stazionavano a piazza Igea, Elena Pacinelli, 19 anni, viene ferita da tre proiettili, un altro giovane si salva per merito della borsa che portava a tracolla che riesce a fermare un proiettile. I colpi sono sparati ad altezza del torace, è evidente l’intenzione di uccidere. Elena non si riprenderà più, morirà pochi anni dopo per un male incurabile. Nella macchina sono in tre, in un primo momento sembra che a sparare sia stato l’uomo che si trovava accanto al guidatore. Nella vettura, rubata il pomeriggio del 29 settembre nella zona di Tor di Quinto e ritrovata l’11 ottobre, furono rinvenuti due bossoli, uno calibro 7,65 e uno calibro 32, i quali rivelano che almeno due persone hanno sparato.(2) I colpevoli di questo ferimento non sono stati mai individuati.
I compagni di Elena decidono di distribuire un volantino di protesta nel quartiere della Balduina, dove era situata una sede del MSI, ora AN, conosciuta per le frequenti aggressioni e intimidazioni dei suoi militanti, punto di riferimento dei fascisti di tutta la zona Nord di Roma. La dinamica dei fatti che avvennero verso le otto di sera di fronte a decine di persone è estremamente chiara. I compagni si ritrovano a via Pomponazzi nel quartiere Trionfale, un gruppo di una trentina di persone iniziò il volantinaggio da piazzale degli Eroi, salendo per viale Medaglie d’Oro fino a qualche centinaio di metri dall’incrocio tra viale Medaglie d’Oro e via Marziale, la presenza continua della polizia in borghese, (alcuni di loro furono fermati e perquisiti in viale Medaglie d’Oro),(3) sconsigliò i giovani dal proseguire, terminarono quindi il volantinaggio e rientrarono a via Pomponazzi. Appena rientrati un giovane avverte che i missini hanno
aggredito dei compagni a piazza Giovenale. In numero minore rispetto la
prima volta, un gruppo dei giovani di sinistra decide di recarsi sul
luogo per verificare i fatti, i compagni non sono tranquilli, la
presenza della polizia fa temere qualche provocazione, in effetti viene
chiesto alle compagne di rimanere a Pomponazzi e salgono in
venti-venticinque. Procedono camminando sul marciapiede sinistro di viale
Medaglie d’Oro. Dopo circa 300 metri, all’altezza del magazzino
Standa,(4) alcuni giovani del gruppo sono fermati e perquisiti da
poliziotti in borghese, scesi da 2 o 3 macchine civetta. La maggior parte dei giovani continua dirigendosi a Piazza Giovenale, mentre alcuni rimangono sull’incrocio per controllare la situazione in quello che era considerato il punto più pericoloso per la vicinanza alla sede missina. Va rimarcato che non ci fu nessun tentativo da parte del
gruppo di sinistra di dirigersi verso la sede fascista, i compagni non
avevano nessun corpo contundente che poteva essere usato in un attacco
ne tantomeno per difendersi, la presenza di polizia in borghese, la
perquisizione subita pochi minuti prima e l’essere continuamente
seguiti e sorvegliati, sconsigliavano a tutti qualsiasi tipo di
organizzazione di autodifesa. In effetti la maggior preoccupazione dei giovani di sinistra non erano i fascisti ma la presenza della polizia, a fatti avvenuti non avevano torto. (1) quaderno di controinformazione del SOCCORSO ROSSO |
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